Il nome della rosa

UMBERTO ECO
ottobre1980

"Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

 

 


TEMPO: Viene indicata una data che possiamo assumere come termine di riferimento, la fine del 1327. Per quanto riguarda gli avvenimenti che vengono riferiti da Adso con molte perplessità e sempre per sentito dire, dobbiamo    supporre che nella finzione letteraria l'opera sia stata scritta successivamente a questa data; il linguaggio invece può appartenere ad un'epoca nettamente precedente collocabile tra il 12° e il 13° secolo. Eco ricorre al medesimo artifizio usato da Manzoni, in pratica l'idea di un manoscritto trovato da Eco stesso e quindi rielaborato. 


LUOGO: Identica genericità anche per il luogo ove sorge l'abbazia nella quale si svolgono gli eventi narrati: l'unico dato certo è una zona compresa tra Pomposa e Conques, sulla dorsale appenninica tra Piemonte Liguria e Francia. In ogni caso l'abbazia presenta la struttura ordinaria di analoghi reali edifici, un ambito chiuso, non diverso dalla curtis medioevale con una netta distinzione tra la pars dominica (chiesa, chiostro, scriptorium e biblioteca e la pars massaricia, destinata cioè agli addetti ai lavori manuali come le stalle, stabbi e fucine). 


CENNI STORICI: Nucleo della vicenda è senza dubbio il contrasto nato all'interno dell'Ordine Francescano tra frati conventuali e frati spirituali sull'essenza e l'uso della ricchezza. Imperatore è Ludovico il Bavaro, mentre il Papa è Giovanni XXII che si trovava ad Avignone in cattività. 
Il contrasto che deriva dalle diverse interpretazioni date alla povertà di Cristo è al centro della vicenda. (in effetti Guglielmo è chiamato a presiedere come mediatore nella disputa teologica che si svolgerà nell'abbazia). 

TRAMA: Frate Guglielmo da Baskerville e il novizio benedettino Adso da Melk arrivano a una grande abbazia del nord Italia per una sottile e non ben precisata missione diplomatica. Qui Guglielmo deve investigare su vari delitti, precisamente sette, che sembra siano legati al libro dell’apocalisse che fa riferimento a una catastrofe a ogni tromba che verrà suonata. A far rendere più credibile l’idea è il fatto che i delitti sono dello stesso numero delle trombe e rispecchiano nell’esatta successione le pene da queste portate. Nell’abbazia si comincia a parlare dell’arrivo dell’anticristo e portavoce ne è in particolare frate Jorge un vecchio frate senza denti. Ma il mistero dei delitti ruota anche attorno a una biblioteca, inaccessibile a tutti tranne al bibliotecario e all’abate, che è il vanto dell’abbazia e che è una delle più grandi esistenti. L’unico luogo in cui si possono consultare i libri e lo scriptorium dove i frati possono trascrivere i libri. In questo luogo viene trovato morto Berengario vice bibliotecario e uno fra i maggiori traduttori del greco dell’abbazia e anche lui come gli altri morti ha i polpastrelli delle dita anneriti da una strana sostanza. A questo punto Guglielmo decide di andare di notte a vedere cosa stava ricopiando Berengario dato che di giorno si fa di tutto perché non possa farlo, ma qualcuno li precede e riesce a prendere il prezioso volume poco prima che Guglielmo lo consulti, inoltre più o meno volontariamente ruba anche gli occhiali del frate senza i quali non è in grado di leggere. Ma Guglielmo e Adso trovano fortuitamente un biglietto con una scritta fatta con succo di limone visibile solo avvicinata a il calore di una candela ,su di questo un codice che rispecchia i simboli zodiacali che grazie all’intuito di Guglielmo vengono tradotti, la parola è finis Africae. Cosa sarà mai questo finis Africae? Nientemeno che una stanza dell’inaccessibile biblioteca in cui probabilmente saranno racchiusi i testi vietati perché ritenuti pericolosi per la cristianità di un uomo. A questo punto è necessaria una visita alla biblioteca e così di notte i due si addentrano in essa scoprendo che è un labirinto e come in tutti i labirinti si perdono. Inoltre vari trucchetti sono stati installati in essa dai suoi formidabili costruttori come ad esempio dei fori nelle pareti che fanno entrare l’aria esterna facendola sibilare e quindi facendola sembrare uno spirito, poi in una stanza Adso viene preso da alcune visioni portate da delle sostanze bruciate da un cero e infine i due frati vengono spaventati da uno specchio deformante che sul momento gli fa credere di vedere un diavolo. Ma dopo aver un po’ girovagato riescono a trovare l’uscita e a tornare al dormitorio. Intanto all’abbazia arriva Bernardo Guy, un inquisitore, che crede di risolvere il mistero mandando al rogo due frati e una presunta strega per eresia, tra l’altro la notte precedente alla sua condanna la ragazza aveva portato in peccato carnale il giovane Adso che si era perdutamente innamorato di essa. Di giorno i due investigatori riescono a fare un abbozzo di mappa della libreria contando le finestre, la notte seguente vi si addentrano e scoprono che ad ogni stanza è associata una lettera e che seguendo le lettere in ordine esatto si compongono i nomi dei luoghi di appartenenza dei manoscritti (ad esempio Hispanya). Inoltre riescono a capire dove è il famigerato finis Africae che si trova dietro allo specchio che la volta precedente li aveva tanto spaventati, ma l’unico problema era scoprire come entrarci perché per farlo dovevano premere il primo e il settimo dei quattro sopra l’idolo. Il giorno dopo si viene a scoprire la morte di un altro monaco e questa volta Guglielmo e Adso hanno sotto le mani il tanto ambito volume ma non se ne accorgono e quando capiscono il loro sbaglio tornano sul luogo del delitto ma il libro non c’è già più. A questo punto tra il trambusto generale tornano in biblioteca e riescono ad entrare nel finis Africae e dentro trovano Jorge con il tanto ambito volume che li sta aspettando. Jorge porge a Guglielmo il manoscritto questo lo prende ma prima di leggerlo si infila un guanto perché le pagine del volume sono intrise di veleno e sono cosi attaccate l’una all’altra che il lettore deve inumidirsi le dita con la saliva e facendo questo si avvelena, ma Guglielmo ha scoperto tutto ed è previdente. Jorge spiega che quel libro deve essere tenuto al segreto perché celebra il riso e se questo trionfasse la gente riderebbe anche di Dio e allora sarebbe la fine; ma quando Jorge scopre che Guglielmo ha un guanto e che quindi non può morire avvelenato comincia a mangiare le pagine del volume e scappa via:. I due frati lo inseguono e quando lo riescono a trovare tentano di prendergli il libro ma facendo questo nella lotta gli cade il lume su una pila di libri che prendono immediatamente fuoco e questo è alimentato da i fori di aerazione delle pareti. Adso corre a suonare le campane per svegliare i frati per tentare di spegnere l’incendio. Jorge muore nella libreria per il veleno da lui ingerito e per il fuoco, Guglielmo si salva per miracolo ma la libreria è distrutta. Il vento spinge le fiamme sulle altre costruzioni e in breve gli unici luoghi che non sono toccati dalle fiamme sono l’orto e il cimitero. A questo punto Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk prendono due asini e se ne vanno. Adso torna al suo paese natio e deve lasciare il suo maestro che morirà due anni più tardi.
 All’ex novizio rimane solo una tristezza: non aver mai saputo il nome dell’unica ragazza che lui abbia amato.  
VALORE: L'opera ha chiaramente un valore simbolico ed allegorico, ambiti cari ad Eco che del resto è titolare della cattedra di semiotica (scienza dei segni) all'università di Bologna: la biblioteca ad esempio è simbolo da un lato del fascino della cultura, dall'altro dell'enorme pericolosità in essa insita a causa del "peccato d'intelletto", tratto tipico della mentalità medioevale. Il Nome della Rosa può essere in effetti letto su differenti livelli: è un romanzo giallo, romanzo filosofico ed allegorico, un saggio romanzato di storia e civiltà medioevale, proprio a causa di questa pluralità interpretativa.  


 

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Pagina creata il 28 agosto 2002